Sarò con te – Autobiografia ufficiale scritta da giocatori e tifosi: la recensione di Trangancomplex

2019-08-14 10:00:08
Sarò con te – Autobiografia ufficiale scritta da giocatori e tifosi: la recensione di Trangancomplex
Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 10:00:08
Categoria: Libri di Sport
Autore: Redazione Datasport

Quando il calcio unisce una squadra alla sua città pensi a Napoli.

Autori vari – Sarò con te – Autobiografia ufficiale scritta da giocatori e tifosi - Mondadori editore – Pag. 216 – Euro 22.00

di Giuliano Orlando

Libro confessione a cento mani. Parlando di calcio, viene spontaneo pensare alla città più legata epidermicamente alla squadra del cuore, ovvero il Napoli. I romanisti potrebbero obiettare, ma la capitale ha pure la Lazio che tra l’altro è nata prima della Roma. Napoli ha una sola fede, colorata d’azzurro. “Sarò con te” è il primo esperimento che dall’online è passato al cartaceo, rivoluzione inversa, ma accolta col solito entusiasmo che distingue un popolo tutto speciale. Così calciatori, tifosi, la memoria storica dei club, sogni e ricordi e fans che fanno arrivare le loro domande da ogni angolo del mondo, uniscono il rapporto.

Questo recitano le prime righe della presentazione. Un tragitto magico, un relazionarsi senza filtri, dal consumatore alla fonte di produzione senza i soliti stop.

Domande che arrivano all’allenatore Carlo Ancelotti, come a tutti i giocatori, sia dall’Italia che dall’estero. Nessuno escluso, la lista è una passerella multietnica, comprende Hamsik (slovacco), Allan (brasiliano), Insigne (napoletano), Mertens (belga), Milik (polacco), Koulibaly (senegalese), Albiol (spagnolo), Zielinski (polacco), Callejòn (spagnolo), Ghoulam (algerino), Maksimovic (serbo), Verdi (italiano), Younes (tedesco), Rog (croato), Ounas (algerino), Luperto (italiano), Malcuit (francese), Chiriches (romeno), Ruiz (spagnolo), Meret (italiano), Ospina (colombiano) e il team al completo.

Ancelotti segnala che il Napoli è stata l’unica società a vincere la Coppa Italia, militando in serie B. Hamsik, slovacco di 31 anni, in Italia a 17 anni, nel Napoli dal 2007, dopo 12 anni, partito per la Cina, ingaggiato dal Dalian Yifang, guadagnando 30 milioni di euro netti in tre anni, confessa di sentirsi più napoletano che italiano.

Infatti ha comprato casa e questo resta il legame che lo mantiene a contatto con la città che lo adottato e gli ha permesso il record dei gol messi a segno, battendo il record di Maradona. La bandiera del ciuccio resta Lorenzo Insigne, che ricorda come mister Zeman, ai tempi in cui giocava a Foggia e poi nel Pescara è stato il tecnico che più lo ha formato, insegnandogli soprattutto la determinazione.

Dopo la partenza di Hamsik, è lui il capitano. Cosa si prova? “L’orgoglio di essere uno dei pochi napoletani con questa fascia, oltre alla responsabilità che ti impone di essere un esempio”.

Koulibaly è la barriera invalicabile, un difensore infaticabile una garanzia nel settore che deve proteggere la porta. Che dice uno dei più fedeli alla maglia del Napoli? “Sono orgoglioso di aver capito che essere leader della squadra significa che ho lavorato bene e questo mi spinge a impegnarmi sempre di più”.

Verdi, attaccante giovane, uno dei pochi italiani nel team, che dice? “Che ho la fortuna di giocare in una squadra con attaccanti di grande spessore e ognuno di noi, può imparare dall’altro. Milik ha una forza esplosiva che ti può salvare anche nella partita più difficile. Mertens è geniale e preciso. Io? Ho la fortuna di essere ambidestro”.

L’ultima domanda, fatta alla società. Quale il gol più bello sotto la conduzione di Sarri? “Il più significativo, quello che ha espresso il sarrismo nella sua accezione più pura, è stato quello segnato da Insigne in Milan-Napoli il 4 ottobre 2015: 17 tocchi consecutivi in 34 secondi, eseguiti da 8 diversi calciatori”.

Giuliano Orlando

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